martedì 5 febbraio 2013

Ogni tanto un po' di pioggia deve cadere.

La festa di S. Agata, la patrona della città di Catania, è una festa che coinvolge TUTTA la città, per quasi 72h. La città stessa non dorme mai, come se in quei giorni si risvegliasse dopo un sonno durato un anno. Che poi è un po' così perchè la Santuzza rimane tutto l'anno rinchiusa in una cella, lontano dai suoi fedeli.
La festa ha un preludio il 3 febbraio, quando c'è la sfilata delle alte autorità della città, seguita il 3 sera dai tradizionali fuochi d'artificio. Il 4 la Santa esce per il giro esterno della città, trainata dai devoti (tutti vestiti di bianco), per tornare la notte tra il 4 e il 5. Il 5, giorno della festa vero e proprio, la Santa fa il giro interno, in un bagno di folla accorsa da tutto il mondo per vederla (pare che sia la terza festa folkloristica al mondo).

Per noi però S. Agata è sempre stata il 4. Mia nonna abita vicino uno dei punti in cui passa la Santa. La nostra migliore tradizione ci vuole tutti a pranzo lì, affacciandoci ogni 10 minuti per vedere quando passa il cordone. Nonna inizia a cucinare alle 6 del mattino per farci trovare un sacco di portate, pasta, salsiccia per gli uomini, cotolette, patate al forno e patate fritte, stuzzichini e contorni vari, tra cui peperoni fritti, caponata, zucca fritta, cavolfiore e melanzane arrostite, mentre noi portiamo un dolce a testa e biscotti vari: un pranzo in cui come minimo si prendono 10kg. Ci prendiamo in giro, scarichiamo il barile per chi deve andare a controllare se passa il cordone..e poi puntualmente vediamo che sta già arrivando e corriamo perchè temiamo di non arrivare a vederla!
A quel punto rotoliamo letteralmente verso la Santa, dopo aver acceso le candele che mia nonna ha comprato e che offriamo insieme a tutto l'amore del mondo e a quei momenti di felicità alla Santa, chiedendoLe solo di fare in modo di essere lì di nuovo tutti insieme l'anno successivo.

Quest'anno mia nonna è in ospedale. Non c'è stato il pranzo, non c'è stata la farsa, non c'è stata la corsa, non ci siamo stati noi.
Tornata a casa da lavoro ho scelto di prendere la via più larga, nella speranza di vedere la Santuzza. Ed effettivamente l'ho vista, in anticipo sul programma di marcia. Ero sola, sola con la mia reflex, camminavo tra la folla per poterla guardare, in un punto che non è il nostro punto, senza nessuno di noi attorno. La reflex era al mio collo perchè volevo immortalarla quanto più possibile per portare le foto a mia nonna.
Poi l'ho vista.
Poi la pioggia è caduta dal cielo, abbondantemente.
Poi non sono riuscita a fotografare perchè ho iniziato a piangere. Perchè ero immobile in mezzo alla folla, perchè non avevo nessuno accanto a me, perchè anzichè dirle grazie come ogni anno mi sono limitata a dirle "ti prego, riportamela a casa".

Pioveva e io piangevo. Non avevo ombrello, cappuccio, riparo, avevo un cappottino, una reflex appesa al collo e un paio di occhiali a coprirmi le lacrime. Camminavo sotto la pioggia senza nascondermi o cercare qualcosa per ripararmi, volevo sentire la pioggia sulla mia pelle, volevo che l'acqua si mescolasse con le mie lacrime.. ed è vero, era bello camminare sotto la pioggia piangendo perchè non mi dovevo preoccupare di nascondere le lacrime.
Io, la mia reflex, la ricerca della Santa e la pioggia, tanta pioggia.

Ogni tanto un po' di pioggia deve cadere.
Adesso aspetto solo che torni il sereno.




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lunedì 4 febbraio 2013

La neve riscalda.

Sgusciare fuori dal letto la domenica mattina alle 9 è pesante.
Lasciare le coperte calde, i sogni, la posizione comoda è un sacrificio non indifferente.
Ma se il risultato è rotolare sulla neve, ridere come bambini scivolando con il culo, cadere ad ogni passo perchè gli stivali sono 8 misure più grandi e trascorrere momenti dolcissimi e romanticissimi.. allora forse la parola sacrificio diventa una parola come un'altra.
Eravamo solo io e bimbo, immersi in tutta quella neve, alta abbastanza da arrivare alle mie ginocchia da puffa, alta abbastanza da farmi sprofondare e perdere l'equilibrio ogni 2 passi, alta abbastanza da farmi avere il fiatone per fare 10metri.
Bimbo scivolava con lo slittino e mi chiedeva di seguirlo e io, sprezzante del pericolo, mi sedevo sulla neve, mi spingevo e scivolavo. Ci sono video compromettenti che mi vedono fare tipo 20m di scivolata di culo.
Abbiamo mangiato un panino al bar lì vicino, abbiamo bevuto la cioccolata, bimbo mi lanciava tutta la neve che trovava e io romanticona lo fotografavo schivando i colpi, poi cadevo e chiedevo aiuto (e a quel punto era lui a fare le foto!)..

Ma voi lo sapevate che la neve riscalda il cuore?


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domenica 3 febbraio 2013

Già.

Già è quasi passato un mese dall'ultima volta che ho scritto.
Già sono volati i giorni, i momenti, sono già ricordi.
Già si è ripreso a studiare, a fare esami, a lavorare, già Vale è tornata a Roma, Mile è al 7°mese di gravidanza, Lele fa 5 mesi di vita ed è già di nuovo S. Agata.
Come è passato questo tempo così velocemente? come ho fatto a non rendermene conto?

Gennaio è stato un mese intenso. Credevo che la fotografia potesse mancarmi di più dal momento che non ho rifatto il 365, ma la verità è che non perdo occasione per scattare, tra il 52 weeks con Luca e Flo, IGP e le occasioni che la vita mi pone davanti. Lo so che Bimbus mi lascerà per questo un giorno. E se non dovessi diventare un giudice e avere una raccomandazione, il giudice che seguirà la causa di divorzio gli darà ragione, me lo sento!
La verità comunque è che non ho fatto altro che studiare, studiare e studiare una materia che poi in realtà non so nemmeno se meritava tutta questa importanza e per la quale ci hanno anche portato a visitare il carcere: diritto penitenziario.
Ovviamente non ci facevano portare il cellulare figurarsi la reflex. Era tutto così assurdo e irreale, ogni singola apertura aveva delle sbarre che impedivano anche al condannato nano di uscire, solo prese d'aria, niente aria condizionata d'estate o riscaldamenti d'inverno, 4h d'aria al giorno e tutto il resto del tempo in una cella minuscola, spazi angusti, luce prevalentemente artificiale, sbarre e controsbarre (tipo 4 enormi cancelli in un corridoio di una ventina di metri). Quando siamo usciti tutto attorno a noi aveva un aspetto diverso, sembrava un miracolo.
La materia è stata interessante ma la mia sfiga regna sovrana: mi ha fatto due delle domande che ero convinta di sapere bene ma, non so se è stato puntiglioso il prof  o cretina io, non ho reso nemmeno un decimo del mio studio e dei sacrifici che ho fatto.
Il lavoro dà soddisfazioni enormi, tra il clima favoloso che si respira, le mie colleghe strepitose e il capo sempre più simpatico.
A gennaio sono anche arrivate la Lubitel2 e la Yashica MG-1, che conto di usare a breve.

Sono fortunata.
Tanto.

Forse troppo.

Perchè poi sembra ci siano dei momenti dove questa fortuna si deve pagare. Dove ti presentano il conto e non puoi accampare scuse. Giovedì sera eravamo tutti a cena da me. Prendevamo in giro mia zia sui suoi modi poco aggraziati, ridevamo tutti come matti; dicevamo alla nonna quali cose preparare per il pranzo di S.Agata, dove per tradizione lei pensa al pranzo e compra le candele che noi dobbiamo offrire alla Santa; guardavamo Lele che si è visto la mano trasformata in un bicchiere e ci riempivamo il cuore. 12h dopo una chiamata insolita ad un orario insolito: sono rimasta pietrificata al telefono quando ho sentito che mia nonna era in ospedale per delle fitte al cuore. Le ipotesi sono state molteplici, quella definitiva sembra una sindrome preinfartuale. Roba da  niente insomma. Attualmente è ancora in ospedale per monitoraggi vari, esami e controlli.
Ma mi domando perchè debbano essere altri a pagare se il conto per me.


Follow your dreams and cover your footsteps. [4/52 ~FLS] Risk the unusual. lubi2 









Già.
Già è volato quest'altro post.
Gesti rapidi.